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Impresa Sociale

L'Europa riconosce alle imprese sociali un ruolo fondamentale sia per i riflessi sul benessere sociale che sul versante occupazionale.

Recentemente è stata avviata una consultazione pubblica per la riforma del settore a cui hanno partecipato oltre mille soggetti rappresentanti delle Amministrazioni pubbliche, degli enti di ricerca, delle organizzazioni imprenditoriali e degli ordini professionali. I contributi raccolti saranno utilizzati per ridefinire il quadro normativo e individuare le future linee programmatiche.

A oggi possono acquisire la qualifica di impresa sociale tutte le organizzazioni private che esercitano, in via stabile e principale, un'attività economica organizzata al fine della produzione, dello scambio di beni o servizi di utilità sociale diretti a realizzare finalità di interesse generale con particolari requisiti.

Con il Decreto_Legislativo_24_marzo_2006_n.155 attuativo della legge delega 13 giugno 2005, n. 118 è stata introdotta per la prima volta nel nostro ordinamento una definizione giuridica di impresa sociale e ne sono stati circoscritti i settori di utilità sociale. La legge in materia di impresa sociale stabilisce che:

  • le imprese private con finalità lucrative e le amministrazioni pubbliche non possono esercitare attività di direzione e detenerne il controllo;
  • l’obbligo di reinvestire gli utili o gli avanzi di gestione nello svolgimento dell’attività istituzionale o nell'incremento del patrimonio;
  • non si possa ridistribuire, anche in modo indiretto, utili e avanzi di gestione comunque denominati, nonché fondi, riserve o capitali, ad amministratori, soci, partecipanti (persone fisiche o giuridiche), collaboratori o dipendenti, al fine di garantire in ogni caso il carattere non speculativo della partecipazione all'attività dell’impresa;
  • deve ottenere oltre il 70% dei ricavi dalla sua attività principale.

L’impresa sociale è, per la sua particolare natura, multistakeholder. Da un lato, è tenuta al coinvolgimento dei lavoratori e dei destinatari delle attività nella sua governance, essendo le procedure partecipative da individuarsi negli atti costitutivi. Dall'altro lato, le sue attività la portano a interagire anche con altri portatori d’interesse, come le pubbliche amministrazioni e la comunità locale.

Quando innovazione e vocazione sociale sono complementari è possibile accedere all'iter di riconoscimento semplificato previsto dal Ministero dello Sviluppo Economico per le SIAVS (startup innovative a vocazione sociale) dalla Circolare_MISE_20_geannio_2015_n.3677C. In possesso dei requisiti indicati nel D.L_18_ottobre_2012_n.179 (convertito con Legge 221/2012) si può, quindi, accedere al particolare regime agevolativo previsto per la generalità della startup innovative.